Diretta di fine anno: Soragna, saluti & auguri

Gli aneddoti e gli auguri di Teo Soragna assieme a tutto lo staff BP94

Ormai da qualche ora abbiamo lasciato alle spalle il 2020, anno in cui non c’è stato molto basket da vedere e giocare. Però, vogliamo ricordare la serata di lunedì 28 dicembre, un brindisi “virtuale” con tutta la nostra community BP94.

Alla serata, svolta su Instagram, hanno partecipato in molti, e tra i nostri coach hanno preso la parola Massimo Casagrande (allenatore Esordienti 2009, Aquilotti 2010 e Pulcini 2013, 2014 e 2015), Brian Carpi (allenatore Aquilotti 2011, Scoiattoli 2012 e Under 16), Lino Frattin (Responsabile Tecnico del Settore Giovanile e allenatore Under 15 e U18) e Davide Brecciaroli (head coach Serie C Silver). Assente per motivi lavorativi Davide Zanesco (allenatore Under 13 e U14), il quale però ha comunque lasciato i suoi auguri tramite l’addetto stampa per la Serie C Silver, Luca Verlato.

L’ospite d’onore della serata, però, è stato Matteo “Teo” Soragna. L’ex capitano della Benetton Treviso (e presenza fissa in nazionale maggiore)  ha passato una ventina di minuti ai nostri microfoni, raccontando qualche esperienza e aneddoto della sua lunga carriera sul parquet dello sport più bello del mondo, e la sua “nuova vita” ai microfoni di Sky Sport e con La Giornata Tipo.

Quando giocavo ero convintissimo di fare l’allenatore, poi quando ho finito di giocare ho fatto il corso a Bormio per prendere il patentino, con il quale potevo già allenare in Serie A, ma ho capito che, oggi, non è quello che voglio fare. Non avevo la motivazione giusta per poter affrontare quel lavoro” sono state le sue parole sulla decisione di non tornare in panchina con un ruolo da tecnico, ma di prendere il microfono e raccontare la pallacanestro.

Tante le sue esperienze, come Capo d’Orlando (“è stato stupendo, ero assieme a Gianluca Basile e a Sandro Nicevic, ex Treviso, ed eravamo allenati da Gianmarco Pozzecco: al primo anno abbiamo perso la finale per andare in A1, però poi siamo stati ripescati”), la notte dei Draft 2006 con Bargani (lo potete vedere nel video qui sotto, al minuto 0:25 circa), l’intervista ad Atene con Antetokounmpo (“un ragazzo molto gentile e impressionante dal punto di vista della fisicità”), il compagno di squadra Šiškauskas (“uno dei giocatori più forti con cui io abbia giocato assieme e contro, Šiška era un talento incredibile, un vincente, che poteva segnare in 100 mila modi: non parlava tantissimo, però faceva sul campo”) e le notti in camera durante i ritiri della nazionale con Gianmarco Pozzecco (“ci si prendeva molto in giro, avevamo un gioco in cui, al posto di pensare ai migliori quintetti, costruivamo il peggior giocatore della storia, con le caratteristiche di giocatori veri, come il mio contropiede agghiacciante, la sua voglia di difendere, e via dicendo”).

Interessante, inoltre, il confronto su due allenatori che hanno segnato la carriera di Soragna e che sono andati ad allenare anche in NBA: Ettore Messina (attuale allenatore dell’Olimpia Milano e tecnico a Treviso negli anni 2002-2005) e David Blatt (ex coach dell’Olympiakos e dei Cleveland Cavaliers e che si è seduto sulla panchina di Treviso nel biennio 2005-2007). “Sono due stili diversi e tutti e due vincenti, quindi la loro è la dimostrazione che non esiste solo un modo per allenare e non solo una personalità per vincere. Ettore è molto rigoroso e rigido, non che David sia meno rigoroso, ma è un po’ meno rigido. Ettore ti mette a dura prova dal punto di vista del tuo approccio psicologico ad allenamenti e partite, ma se rimani concentrato, non puoi che migliorare. È talmente conoscitore della pallacanestro che se fai un errore e tu te ne accorgi, stai sicuro che anche lui l’ha visto. E ciò ti mette anche un po’ più di pressione. David è un allenatore che è arrivato in Italia e ha cambiato, in parte, il modo di difendere, e grazie a questo, ha vinto uno scudetto a Treviso, oltre che la Coppa Italia. Ha trionfato ovunque, perché ha vinto l’Eurolega, con la Russia e ha quasi vinto l’anello NBA, visto che l’hanno mandato via, ma quella squadra lì se lo portò a casa; ed è un allenatore molto metodico, amante delle letture delle statistiche, quindi dà ai giocatori tantissime informazioni. È di scuola americana e ha quell’impronta lì ed è un coach che ha saputo vincere da diverse parti, come del resto Ettore”.

(David Blatt, a sinistra, ed Ettore Messina, a destra; fonti foto: Basketinside.com; Repubblica.it)

 

Teo ha anche ricordato quello che è stato l’ultimo successo di Treviso, la Coppa Italia del 2007, nella quale c’è più di un suo zampino. Infatti, la tripla sulla sirena che ha portato i biancoverdi a trionfare nella semifinale contro Siena è proprio la sua: “Eravamo sotto di 14 a 4’ dalla fine. Una serie di 4 bombe consecutive di Marco Mordente ci ha permesso di arrivare a giocarci quell’ultimo possesso con la palla in mano. Poi è andata così: Niko non è riuscito a battere il suo uomo, io sono andato verso di lui, chi mi marcava si è distratto un decimo di secondo, istante sufficiente a prendere lo scarico e tirare. È andata dentro e contenti tutti!”. In finale, poi, i ragazzi di Blatt hanno vinto 67-65 ai danni della Virtus Bologna.

E se volete rivivere quei minuti da thriller, vi basta schiacciare play qui sotto.

 

Gran finale con il presidente Rino Cesca, il quale ha voluto salutare tutti e augurare buone feste, nella speranza di poterci rivedere il prossimo anno. Questa volta, sul parquet del palazzetto di Pieve di Soligo. Queste le sue parole: “È un anno che non ci ha permesso di completare neanche un percorso tecnico del settore giovanile, che è quello che più pesa per un’associazione come la nostra. L’impegno che mi prendo io e si prende tutta la società, è quello che – appena ci daranno il via libera, sperando di non poterci fermare –, non ci fermeremo più, perché andremo a oltranza, anche d’estate, con l’idea il più possibile di portare a conclusione il percorso tecnico. Ringrazio tutti gli allenatori, anche per essere questa sera presenti. C’è tanto da fare e da costruire. Speriamo che le cose si sistemino il prima possibile, perché vuol dire che staremo meglio tutti. L’augurio è che il prossimo sia un anno di felicità, sperando di fare il pranzo di giugno, che è un’occasione per restare assieme e rivederci in una situazione diversa, passando una giornata in allegra. Buon anno a tutti, ricco di soddisfazioni, per dimenticarci al più presto questa annata!”.

 

Buon anno a tutti e buon basket!

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